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Far East Film Festival 2015: il diario del Day 7

Nella settima giornata del FEFF 17 dedicata al cinema di paura arriva il miglior film della selezione: Uncle Victory del cinese Zhang Meng

La mattina è tutta dedicata all'horror. Il vietnamita Hollow di Tran Ham è una torbida e poco convincente storia di fantasmi errabondi che affonda le sue radici in un passato recente di soprusi e abiezione, tra ritualità sciamane e la sempre presente tematica della violenza sessuale sui minori. I momenti validi sono pochi, il film è tutto sommato convenzionale e ben inserito nei canoni dell'horror asiatico in cui non c'è posto per la redenzione del pedofilo (che però, in fondo in fondo, un cuore ce lo ha).
Segue il thailandese The Swimmers di Sophon Sakdaphisit, altra storia di fantasmi inquieti che cercano vendetta e giustizia; questo però molto del suo ce lo mette fra trovate sempre in bilico tra eccesso e umorismo nero. Il triangolo amoroso finito male nelle acque della piscina alimenta i sensi di colpa del protagonista alla ricerca di una pace con se stesso difficile da ottenere. Psycho-horror che se non altro stimola la fantasia e, a volte, le risate.

Nel pomeriggio è in programma il miglior film visto finora: Uncle Victory del cinese Zhang Meng, che ribadisce dopo il bellissimo A Piano in the Factory il suo grande talento alla regia. Lavoro stilisticamente bellissimo che dà forma ad una storia di redenzione di un boss di provincia che, dopo 10 anni di galera, si ritrova a gestire un asilo d'infanzia in un angolo della Cina dominato dalle rovine industriali e da paesaggi dalla forte presa. I conti da saldare col passato sono molti, ma anche in un paese dove regna incontrastata l'avidità per il denaro per il protagonista c'è la luce in fondo al tunnel.
Meeting Dr. Sun del regista taiwanese Yee Chin-Yen, tornato dietro la macchina da presa dopo 12 anni, è una commedia dai toni quasi surreali, semplice e dalla superficie impalpabile, sotto la quale però si muovono tematiche politiche che si coagulano intorno ad una statua di Sun Yat-sen che alcuni studenti di una scuola vogliono rubare dal magazzino e rivenderla per poter pagare la retta scolastica: situazioni comiche, dialoghi stralunati e un’atmosfera sospesa contribuiscono alla creazione di un film che racconta più di quanto sembri.

Finale tutto coreano. Si comincia con My Love, My Bride di Lim Charn-sang, un film che forse avrebbe ragione di esistere 20 o 30 anni orsono, quando aveva un senso andare ad indagare sui problemi del rapporto matrimoniale quando tutto non era alla luce del sole come oggi. La pellicola è un concentrato di situazioni ovvie e già viste che magari il sorriso lo strappano ma che dicono veramente poco. Far ridere mostrando le peripezie di una coppia è cosa che ormai neppure più nelle serie televisiva trova spazio.
Infine chiude il programma per oggi l'horror coreano The Wicked di Yoo Yeung-seon, altro lavoro che mostra esattamente quanto ci si può attendere da uno psycho-thriller che cerca di miscelare il j-horror con le storie di rivalse rancorose e vendicative. Prodotto con un budget irrisorio, parte bene, ambientato in un ufficio dove l'ultima arrivata si mostra ben presto persona pericolosa e ricca di malvagità. Qualche trucco classico che dovrebbe stimolare il balzo sulla sedia unito a sottili perversioni sadiche e ad un personaggio ben costruito tengono in piedi come possono la storia, che alla fine però si farà ricordare soprattutto per la presenza di qualche bella fanciulla coreana.
Siamo ormai entrati nella fase discendente del Festival, quella che porta alla chiusura di sabato prossimo e il dato che balza maggiormente agli occhi è la costante e massiccia presenza di pubblico che, per chi ha a cuore le sorti del cinema asiatico in Italia, lascia ben sperare.
I bene informati dicono che domani torna la pioggia, quello che invece interessa di più è che domani è un altro giorno e che il programma del Festival è particolarmente succulento.

Vai allo Speciale FEFF 17: tutti gli aggiornamenti da Udine.




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Massimo Volpe

"Ma tu sei un critico cinematografico?" "No, io metto solo nero su bianco i miei sproloqui cinematografici, per non dimenticarli".

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