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Sugar Man

La realtà supera la fantasia nel film vincitore del premio Oscar 2013 come miglior documentario, Sugar Man: la storia del cantautore Sixto Rodriguez, le cui canzoni sono diventate il simbolo della rivoluzione anti Apartheid. In anteprima al Biografilm Festival 2013

A volte le storie vere possono essere più emozionanti di quelle inventate e la capacità di un regista di raccontarle con trasporto può rendere un documentario su un musicista semisconosciuto un prodotto piacevole e molto avvincente. Forse per questo che il premio Oscar per il miglior documentario 2013 è andato al regista svedese Malik Bendjelloul, autore di Sugar Man, un film che ripercorre la storia del cantautore Sixto Rodriguez, in anteprima al Biografilm Festival 2013 di Bologna prima della distribuzione nelle sale.
Sixto Rodriguez rappresenta uno dei più insoliti casi di successo nella storia della musica. Viene scoperto per caso alla fine degli anni ‘60 in un bar di Detroit da due produttori, convinti di aver trovato un personaggio destinato a far parlare molto di sé. In effetti è così, ma non per gli Stati Uniti d’America: il primo disco di Rodriguez è allo stesso tempo un capolavoro e un flop. Negli Usa non vende, ma in Sudafrica (dove arriva per caso e viene diffuso clandestinamente) diventa il simbolo della lotta contro l’Apartheid. L’autore, all’insaputa di essere diventato la colonna sonora di una generazione in lotta, si ritira dalle scene e solo trent’anni dopo, quando in Sudafrica si parla della sua morte avvolta da una coltre di mistero, due fans decidono di mettersi sulle sue tracce per scoprire che fine abbia fatto e cosa non sia andato per il verso giusto.
L’esordiente regista Bendjelloul racconta una storia che ha dell’incredibile alternando ai successi musicali di Rodriguez le interviste a collaboratori, familiari e amici, e tesse abilmente una trama piena di suspense e di entusiasmo. Il budget del film è molto più che basso: durante la lavorazione, il regista aveva iniziato a girare con una fotocamera Super 8, ma una volta finiti i fondi, è dovuto ricorrere a un’applicazione per iPhone, pagata soltanto un dollaro.

Risultato? Un documentario davvero notevole: viene voglia di andare fino in fondo alla storia, per capire cosa sia realmente successo e, sebbene il tema si presti bene già di per sé al racconto, la capacità narrativa di Bendjelloul è enorme e molto emozionante.

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