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Una immagine tratta da ZiftPiù merda c'è minore è il danno: questo l'assunto del film. Il bulgaro Javor Gardev, alla sua opera prima (il film è del 2008), giocando col noir racconta del recente passato del proprio paese

I titoli di testa stanno ancora scorrendo che già parte l'aneddoto di un camionista cornuto che per vendicarsi del tradimento subito sparge con l'autocisterna degli spurghi, in casa del rivale pasticciere, due tonnellate e mezzo di merda ('zift' in slang bulgaro) e un'altra tonnellata e mezzo la polverizza su mobili e muri. Al processo, il PM chiede al pasticciere, per tentare di stabilire anche il danno morale, se non si fosse sentito male in mezzo a tanta lordura e lui gli risponde: "Io la vedo così, compagno PM: se fosse stato solo uno stronzo o due, mi sarebbe venuto da vomitare, ma due tonnellate e mezzo di merda, non riescono nemmeno a farti nauseare. La questione è semplice: più merda c'è minore è il danno. È il danno morale che conta, non quello materiale". Ho riportato l'aneddoto perché il film, in fondo, parla di questo. Della merda, metaforica e non, che seppellisce la vita di Moth, il protagonista, la sua città, Sofia, e un paese totalitario in cui non si ritrova più. Moth va in galera, prima del colpo di stato delle forze filo-sovietiche del '44, per un omicidio che non ha commesso e ne esce, per buona condotta e allineamento al regime, negli anni '60. Il film, rigorosamente in bianco e nero, narra delle ventiquattr'ore successive alla libertà e sono ore che feriscono – se l'ultima uccide no, non lo dirò – ché raccontano di strane terme, diamanti scomparsi, statuette dal fallo cavo, morti ammazzati, amore, veleno, white russian, dark lady (c'è una Gilda/Hayworth autoctona che canta sulle note di Put The Blame On Mame un testo riadattato ad hoc per cui il ritornello originale 'date la colpa a Mame' diventa 'la colpa è della luna piena'). È una pellicola tatuata di noir, questa, ironica e giocosa nel ripercorrerne i tòpoi, melanconica, un po' grottesca – anche misogina –, che riprende spesso quel cinismo tipicamente marlowiano nella descrizione, per bocca di Moth (davvero bravo l'interprete Zahary Baharov), di situazioni, luoghi o personaggi; frasi del tipo "Il suo sguardo graffia come unghie a cui è stata fatta la manicure" o "Il bar sembra scarno, depresso ed extra-coniugale" non sfigurerebbero in una pagina di Chandler. Il regista Javor Gardev sa il fatto suo – fa largo uso di flashback e intermezzi surreali all'humor nero – ma non la mena più di tanto. Si diverte e si sente. L'immagine finale, che diventa struggente 'zattera' sul fiume mentre attacca un inno patriottico, è davvero una felice intuizione.

Non qualcosa di travolgente, ma certo una cosa godibilmente masticabile, come l'altro significato della parola 'zift': bitume/asfalto, la resina nera masticata dal protagonista.
Il DVD inglese è disponibile Amazon.com e i sottotitoli in italiano facilmente reperibili in Rete.

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