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Far East Film Festival 2017: intervista a Sabrina Baracetti

La direttrice del Far East Film Festival ci parla della 19esima edizione della rassegna dedicata al cinema popolare orientale, che si svolgerà a Udine fino al 29 aprile. Un festival che sarà “elettrico” come ci confessa la Baracetti: “Ci piace pensarlo come un evento che crea un corto circuito: la normalità quotidiana si blocca e il buio in sala del FEFF inghiotte tutto e tutti per nove giorni”

A Udine ha preso il via la 19esima edizione del Far East Film Festival, la più importante kermesse dedicata al cinema popolare asiatico in Europa. Un appuntamento imprescindibile per capire le tendenze cinematografiche dell’Estremo Oriente. Una grande festa che ogni anno chiama a raccolta una sempre numerosa comunità di cinefili e appassionati desiderosi di lasciarsi sorprendere da un cinema ‘altro’. In attesa di farci raccontare dai nostri inviati i film, gli incontri e l’atmosfera unica di un evento che non ha eguali Sabrina Baracetti, direttrice della rassegna, ci presenta il FEFF 2017, segnalandoci alcuni titoli da tenere d’occhio.

Dopo aver preso in esame 1000 lavori e averne scelti 83 per la 19esima edizione del Far East Film Festival, qual è il tuo giudizio sullo stato di salute del cinema dell’Estremo Oriente nell’ultima annata? Avete riscontrato particolari tendenze mentre eravate impegnati a organizzare la selezione?

E’ stato un grande anno, a tal punto che la selezione è stata difficilissima. L’Estremo Oriente dimostra sempre una vitalità creativa e produttiva eccezionale, con un numero incalcolabile di sfumature artistiche. Forse, la tendenza principale tra tutti i Paesi è la solidità dei film stessi: ottima scrittura, ottima regia, ottima scelta dei cast e delle crew. Opere sempre nuove, capaci di raccontare un’identità (sociale, geografica, culturale, politica), di rivendicare un’appartenenza (Cina, Corea del Sud e Hong Kong su tutti), di fabbricare storie, di creare stupore. Aspettati l’inaspettato, del resto, non è solo il titolo di un vecchio (meraviglioso) poliziesco di Johnnie To e Patrick Yau: è la formula chimica, breve e perfetta, che racchiude l’essenza di tutto il cinema orientale. Davvero tutto. Ci sono luoghi in cui ogni cosa può accadere, li troviamo dentro alle favole o dentro ai sogni, e il cinema orientale è senza dubbio uno di questi.

Il FEFF ha sempre avuto il merito di esaltare una delle caratteristiche più peculiari dell’industria del cinema orientale: ovvero la varietà dei generi, una varietà in cui la contaminazione tra cinema commerciale e cinema d’autore è pressoché totale. Quest’anno la selezione sembra ancora più ricca e variegata nella rappresentazione dei generi. In un programma che va dallo splatter al musical, l’impressione che abbiamo avuto è che il punto di forza del FEFF 19 non sia un titolo o un ospite in particolare, bensì la straordinaria ricchezza di stimoli che offre il suo cartellone.

Ti ringrazio molto per questo commento, perché per noi è sempre importante poter affermare la nostra identità riuscendo al contempo a sfuggire a facili etichette e questa varietà di generi sicuramente va in tale direzione. E’ vero che abbiamo provato a proporre un’offerta il più variegata possibile, espandendoci anche in nuove aree geografiche come il Laos, ma in questa sede permettimi di far risaltare la retrospettiva di quest’anno, Creative Visions, alla quale teniamo particolarmente, in quanto è sia un omaggio al cinema di Hong Kong degli ultimi venti anni, sia un modo di richiamare le nostre origini, esemplificate dal bellissimo restauro di Made in Hong Kong di Fruit Chan.

Come da tradizione Paesi come il Giappone e la Corea del Sud vantano una forte presenza nel programma di Udine. Un po’ meno il cinema cinese continentale che rappresenta (soprattutto quello indipendente) una delle realtà più dinamiche del panorama orientale negli ultimi anni. Rispetto al programma del 2016 c’è stata una piccola flessione nel numero dei film cinesi selezionati.
Il panorama del cinema della Cina continentale è sicuramente tra i più dinamici e stimolanti al momento e lo dimostra in particolare la sezione China Now: Not for Commercial Use, quattro titoli tra cui anche corti di animazione, sperimentali o comunque con una storia produttiva molto particolare che rispecchiano una Cina non stereotipata che va oltre il mainstream. Questa sezione va a completare la selezione di blockbuster che si potranno vedere sul grande schermo del FEFF, così abbiamo potuto mostrare a tutto tondo la vitalità di questa cinematografia.

Per il 2017 lo sguardo al passato sarà rivolto al cinema hongkonghese post-handover, con una retrospettiva di 10 titoli sintomatici di una cinematografia che sta cambiando pelle. Sarà una delle iniziative più attese del FEFF nonché l’occasione per tracciare un bilancio sul cinema dell’ex colonia britannica dopo la riunificazione con la Cina. Il Far East ha avuto la sua edizione zero con l’Hong Kong Film, è sempre stato particolarmente affezionato al cinema hongkonghese e nel corso della sua storia ha accompagnato il pubblico di Udine nel percorso che ha portato la Hong Kong cinematografica dagli ultimi vagiti di una straordinaria epoca d’oro alla complementarità con la Cina. Sei stata testimone privilegiata di questo cambiamento: secondo te esiste ancora un cinema prettamente 'hongkonghese' o quello a cui stiamo assistendo sono le ultime scaturigini di un universo cinematografico che non esiste più?
E’ una domanda complessa alla quale è impossibile dare una risposta esauriente in poche righe. Sicuramente l’industria cinematografica di Hong Kong è dovuta passare attraverso forti cambiamenti negli ultimi venti anni e ha dovuto imparare a convivere con nuovi regolamenti, trovandosi per forza di cose a dover cambiare anche il target delle proprie produzioni. Se da una parte potrebbe sembrare che questo abbia limitato l’industria di Hong Kong, dall’altra ha anche stimolato la fantasia e l’intraprendenza degli autori, basti pensare al successo di critica e pubblico che hanno riscosso film che abbiamo proiettato anche qui al FEFF come Trivisa lo scorso anno, fresco vincitore del premio di miglior film agli Hong Kong Film Awards. Il rapporto fra Cina e Hong Kong certamente non è stato facile e lo testimonia anche il film che il FEFF ha voluto restaurare proprio per il ventennale dell’handover, Made in Hong Kong, opera di culto datata 1997 che ritrae in maniera puntuale le contraddizioni che quel passaggio si è portato appresso.

I premi alla carriera saranno consegnati a Feng Xiaogang, definito lo ‘Spielberg cinese’, ed Eric Tsang, icona del cinema hongkonghese che ormai lavora stabilmente in produzioni per lo più cinesi. Perché questa scelta? Al di là dei meriti artistici, c’è un segnale che volete dare, ovvero quello di vedere ormai nella Cina e in Hong Kong come due facce della stessa medaglia?
Sicuramente vuole essere anche un messaggio di distensione e armonia. La carriera di Eric Tsang, ad esempio, può essere presa a testimonianza del fatto che queste due realtà possono sopravvivere e prosperare arricchendosi vicendevolmente, ma preservando allo stesso tempo le loro caratteristiche peculiari.

Se dovessi etichettare con un aggettivo l’edizione 19 del FEFF, quale sceglieresti e perché?
Elettrico! Ci piace pensarlo come un evento che crea un corto circuito proprio come il black out di Survival Family, film di apertura di questa edizione: la normalità quotidiana si blocca e il buio in sala del FEFF inghiotte tutto e tutti per nove giorni.

“Aspettati l’inaspettato” è stato il leitmotiv della presentazione del programma. Quali saranno i nomi e/o i film 'inaspettati' su cui puntate di più e che potrebbero regalare un piacere inatteso al vostro pubblico?
Abbiamo alcuni film davvero peculiari quest’anno a partire dal bizzarro Nail Clipper Romance prodotto da Pang Ho-cheung nel quale una teenager si nutre di tagliaunghie, passando per gli stupefacenti make up trans filippini di Die Beautiful, fino al cupo gore di The Sleep Curse da Hong Kong. Poi ci sono anche l'irresistibile Jackie Chan di Kung Fu Yoga e 52Hz, I Love You, il coloratissimo La La Land taiwanese.

Il prossimo anno il FEFF compirà 20 anni. Quali obiettivi vi ponete per festeggiare al meglio un traguardo così importante?
L’obiettivo è quello di continuare a crescere e stiamo già preparando tantissime sorprese per la nostra 'tribù', ma non possiamo ancora svelare nulla!


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