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Happy 75°: la storia della Mostra del Cinema di Venezia in sette (brevi) capitoli

Disponibile in tutte le librerie al prezzo di 20€ si trova il libro scritto dallo studioso del cinema Peter Cowie che ripercorre la storia della Mostra del Cinema di Venezia. La sua è una cronistoria dettagliata che conquista per il preciso racconto dei fatti e delle vicende, di cinema e non solo, che hanno segnato la rassegna. Come suo primo momento di analisi sull'evento cinematografico, il volume assolve completamente al suo dovere

Allarme spoiler: in queste poche righe vi sveleremo il contenuto di Happy 75°, la pubblicazione edita da La Biennale di Venezia per celebrare i 75 anni della Mostra del Cinema. Il libro dalla ruvida copertina rossa, curato dallo studioso Peter Cowie, contiene tutto ciò che un passionale amante della kermesse lidense vuole leggere: nomi dei premiati, protagonisti, divi, registi e attori/attrici, oltre a nomi dei direttori, vicende e fatti di cinema e di società che hanno reso grande la Mostra. Le 173 pagine di cui si compone la pubblicazione sono rivolte a chiunque abbia voglia di capire la sua storia e per la sua ricchezza di informazioni Happy 75° è soprattutto indirizzato a tutti coloro che seguono, studiano, approfondiscono, vivono anno dopo anno la crescita di questo grande evento cinematografico.
In particolare questi ultimi, però, potrebbero rimanere un po' delusi da questo libro e vedere insoddisfatta la loro sete di informazioni statistiche. Il volume, infatti, non riporta un elenco completo di tutti i premiati, né la lista dei film in concorso, né i nomi dei presidenti e componenti di giuria. Poi mancano le immagini dei manifesti ufficiali, sempre importanti per capire che Mostra sarà, mentre le fotografie di attori e registi sono davvero poche. In compenso sono presenti in foto i volti dei Direttori Artistici. Va bene, mancano questi apparati, ma poco importa.

La nascita e l'affermazione. Il sottotitolo del libro recita correttamente Breve introduzione alla Storia della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica ed Happy 75° per quanto offre va abbondantemente oltre il concetto di breve introduzione. Cowie, infatti, stila una dettagliata e precisa cronistoria della Mostra a partire da quel 6 agosto del 1932 quando sotto l'egida del regime mussoliniano il Conte Volpi di Misurata diede avvio alla prima Mostra del Cinema. In sette capitoli, da La nascita della Mostra fino a Prestigio e prospettive in crescendo, sono fornite le informazioni per capire la crescita e l'affermazione della kermesse cinematografica de La Biennale. Lo scritto si può suddividere in tre parti. La prima comprende gli anni dall'avvio della kermesse fino al secondo dopoguerra in cui si raccontano presupposti e modi in cui la Mostra ha preso la forma di festival del cinema. La cronaca dei film proposti si mescola a osservazioni riguardanti gli sforzi degli organizzatori di trovare e conferire scopi e funzioni precise all'evento. Mano a mano che i divi e non solo arrivano al Lido, la Mostra si ampliava, acquisiva lo status di evento extra italiano, attraverso ad esempio l'istituzione di una giuria internazionale e il passaggio delle proiezioni dai grandi Hotel, l'Excelsior o il Des Bains, alla costruzione delle sedi apposite, come il Palazzo del Cinema. Si scopre così che questo nella sua edificazione primaria aveva la forma di una radio e sorse al posto del vecchio forte le Quattro Fontane. Sullo sfondo si muovevano le intenzioni del regime fascista e della sua controparte tedesca, quello nazista, di cui l'autore sottolinea il loro intento di chiara manipolazione verso i propri scopi propagandistici.

Anni difficili. Dopo la guerra inizia il secondo capitolo di vita della Mostra e conseguentemente del libro. La cronaca di Cowie per gli anni Cinquanta fino a circa gli anni Settanta si arricchisce di nomi e premi, ma soprattutto è un lento narrare dei problemi di identità e compromessi che La Biennale e la Mostra hanno dovuto trovare con lo Stato italiano, le produzioni dei diversi Paesi che vedevano sempre più nel festival veneziano una vetrina ambita e importante. In questa 'battaglia' un ruolo importante lo svolsero i Direttori. Antonio Petrucci, Luigi Chiarini, Gian Luigi Rondi infatti, come spiega il libro, furono Direttori Artistici sempre intenti a confrontarsi con queste problematiche per cui erano costretti a far e disfare la Mostra anche a seconda delle loro anime. Il numero di giurati cambiava, i film selezionati provenivano da un certo numero di Paesi, piuttosto che da altri. I soldi c'erano e non c'erano e le uniche certezze erano i divi, le folle e i film di Luchino Visconti spesso fischiati e mai del tutto amati dal pubblico del Lido. Fino al 1968, quando fu scelto di interrompere il concorso e la conseguente assegnazione dei premi, lasciando così che la Mostra perdesse la sua anima di vetrina cinematografica e momento di analisi sul cinema. Tutto cambiò, prosegue la narrazione di Happy 75°, con la nomina di Carlo Lizzani a direttore nel 1979, il quale riconsolidò il potere dell'evento con un programma preciso, con delle scelte di selezione mirate a promuovere la cinematografia mondiale, oltre a riconferire nuovamente alla giuria il suo valore, selezionando come membri addetti al settore, critici e registi. 

Terza scrittura del libro. Il sesto e settimo capitolo corrispondono agli anni più contemporanei i cui direttori, dopo il ritorno di Rondi e l'esperienza di Guglielmo Biraghi, Gillo Pontecorvo e Felice Laudadio, sono stati due: Marco Muller e Alberto Barbera. La Mostra, spiega Cowie, con queste due amministrazioni artistiche ha eretto la sua magnificenza e consolidato il suo nome. Barbera prima, Muller dopo, poi di nuovo Barbera, hanno riformato l'assetto del festival, stringendo ancora di più i rapporti con il cinema americano e sopratutto andando a scovare registi, stili, cinematografie, visioni nuove e contemporanee. La narrazione del libro, così, assume la forma di una cronaca di nomi e Leoni, di premiati e delusi, di retrospettive ed eventi speciali, di numeri e folle accorse al Lido.

Questo in sintesi Happy 75°. Non vogliamo raccontarvi di più, perché che siate o non siate amanti della Mostra e del cinema, la scrittura fluida dell'autore e il serrato racconto vi terranno incollati fino alla fine. Qui risiede il valore di questo libro: raccontare in maniera piacevole e discorsiva la storia di un evento. È una breve introduzione che, come giustamente ha ricordato il presidente de La Biennale, Paolo Baratta, è il primo utile tassello per una più completa scrittura della vita del Venice Film Festival (come è chiamato nel resto del Mondo) che, come ricorda il libro, non è solamente una competizione cinematografica o una vetrina internazionale o una passerella di costume o un momento di riflessione: è soprattutto una Mostra d'Arte Cinematografica.

Davide Parpinel

Del cinema in ogni sua forma d'espressione, in ogni riferimento, in ogni suo modo e tempo, in ogni relazione che intesse con le altri arti e con l'uomo. Di questo vi parlo, a questo voglio avvicinarci per comprendere appieno l'enorme e ancora attuale potere di fascinazione della settima arte.

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