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La favorita - Recensione

Terzo film in lingua inglese per Yorgos Lanthimos che approda su lidi sempre più distanti da quelli della prima parte della sua carriera: La favorita si risolve in larga parte in una farsa infarcita di voyeurismo e di pruriginosità con al centro una riflessione per nulla convincente sul potere

Per il suo terzo film in lingua inglese che segna probabilmente il definitivo cambio di rotta della sua visione cinematografica, Yorgos Lanthimos sceglie il dramma storico in costume a tinte commediole e pruriginose: La favorita infatti è ambientato in Inghilterra nel primo '700 e si impernia sulla figura della Regina Anna di Gran Bretagna, ultima regnante della dinastia Stuart.
In particolare il film di Lanthimos si focalizza sulla fragile sovrana, minata nel fisico e nella psiche e sulle torbide manovre che si svolgono intorno alla sua corte da parte della nobile Lady Sara e dell’arrivista Abigail, giunta a corte come semplice serva e rapidamente entrata nelle grazie della sovrana. In entrambi i casi a muover l’interesse della regina per le due donne è la sua palese omosessualità, attraverso la quale le due cercano di accaparrarsi il ruolo di favorita di corte.
La povere Anna, fragile e debole, isterica e ben poco portata alle sottigliezze e alle schermaglie politiche, diventa insomma una pedina in mano alle due megere che per diversi motivi e con diversi metodi cercano di governare in sua vece, favorendo questo o quello schieramento politico; il tutto mentre il regno deve far fronte ad una sanguinosa quanto dispendiosissima guerra contro la Francia verso la quale Anna ha ben poche idee sul da farsi diventando così ancora più influenzabile e in balia delle due aspiranti favorite. Se Lady Sara è la faccia aristocratica della assetata di potere, Abigail è colei che cerca un riscatto per cancellare un passato orrendo e Anna, nel mezzo, è un puro strumento in mano alle due.
La favorita è lavoro totalmente incentrato sulla descrizione del potere corrotto e volubile, sulle manipolazioni e sulla faccia grottesca della nobiltà, ma soprattutto il film di Lanthimos è pericolosamente sempre in bilico tra romanzo storico e farsa di costume a sfondo pruriginoso, infarcito di lesbismo e di violenza sessuale, di sensualità e di trame di corte degne del peggior impero in decadenza. Se indubbiamente la ricostruzione storica e di costume ha il suo valore, La favorita presenta però non poche pecche, al punto che anche quei momenti in cui la fantasia fervida del regista (qui per la prima volta alle prese con un testo non scritto dal fidato sceneggiatore Efthymis Filippou) sembra avere una qualche forza dirompente, si perdono in una storia che ha al suo centro essenzialmente un triangolo erotico saffico che sottintende un altro triangolo di potere: le tre amanti e le tre tenutarie del potere in vario modo tra loro intrecciate e sovrapposte.
Ma al di là di una riuscita costruzione del personaggio di Anna, con le sue nevrosi, le fragilità e le schifezze regali (eccellente la prova di Olivia Colman), La favorita si perde insomma nella ipocrita pruderie e nel voyeurismo farcito di pizzi, merletti e parrucche, non riuscendo ad essere un film sinceramente grottesco e provocatorio e d’altra parte, neppure un ritratto storico-biografico con qualche pretesa.
L’impressione è che Lanthimos, che è bene ricordarlo, comunque, la sua mano da grande regista la riesce a mostrare seppur sempre più fugacemente, abbia intrapreso una strada che porta su lidi quasi diametralmente opposti a quelli che si potevano intuire nelle sue opere dirette in Grecia, e che ne avevano fatto uno di quei registi che avevano cambiato l’orizzonte cinematografico grazie al suo rivoluzionario linguaggio e al suo sguardo spiazzante.

Oltre ad Olivia Colman, Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia 2018 e altre decine di riconoscimenti in giro per il mondo, a completare il terzetto di attrici protagoniste che comunque la loro figura la fanno, ci sono Rachel Weisz nel ruolo di Lady Sara ed Emma Stone in quello di Abigail, in un film la cui lista di premi e riconoscimenti ricevuti è praticamente infinita in attesa che la candidatura all’Oscar sia la firma in calce.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 2.5

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  Trailer del film


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Massimo Volpe

"Ma tu sei un critico cinematografico?" "No, io metto solo nero su bianco i miei sproloqui cinematografici, per non dimenticarli".

1 commento

  • Miriam
    Miriam Giovedì, 07 Febbraio 2019 18:17 Link al commento Rapporto

    Ho visto il film come i precedenti, partendo priva di idee da confermare, guidata dalla pura curiosità di un regista particolare e, per me, ancora non definito. Per questo film in particolare avevo uno scopo superiore, terminare questa definizione, questo inquadramento. Cercare insomma di comprendere a grandi linee quale fosse la filosofia dell'autore, e se fosse degno o meno di essere seguito. Dopo la visione mi sono data questa risposta: penso sia il suo ultimo film che vedrò con reale volontà di farlo e non per puro intrattenimento o come film da vedere mentre stiro. Non mi dilungo avendo trovato questa recensione decisamente in linea con la mia impressione in sala ma ciò che mi ha stranita è stato faticare per trovare una recensione che non fosse positiva (molte sono estremamente positive e da esse non trapela il minimo dubbio sulla riuscita del film). A questo non trovo una ragione che non vada a trarre in causa mode, onde del momento, commerciabilità e concetti simili, per questo mi astengo dal fornirmi una risposta definitiva. Grazie di averla scritta perché la stavo proprio cercando.

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