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Mother! - Recensione (Venezia 74 - In concorso)

Tutti i mali che compongono la società sono raccolti in un'abitazione che implode di rabbia. Qui vivono un uomo e una donna, artefici, vittime e possibili risolutori di tutto questo. Darren Aronofsky ritorna al cinema, spinto da una riflessione violenta e oppressiva, angosciante e febbrile

Lei è una giovane donna che vive in una bella e grande casa immersa in un bosco in completo isolamento. Lui è uno scrittore, in cerca dell'ispirazione. Una sera suona al campanello un uomo anziano, in cerca di una sistemazione per la notte. Lo scrittore lo accoglie benevolmente e passa in sua compagnia buona parte del tempo. Il mattino seguente, mentre la donna sta continuando i quotidiani lavori di sistemazione della casa, suona alla porta la moglie dell'uomo ospite. Entrambi così si stabiliscono nella casa della coppia con grande piacere e volontà del padrone e molta riluttanza da parte della donna. Mentre i due uomini si trovano in una perfetta sintonia, le due donne si punzecchiano. È la donna ospite che mette sotto pressione la giovane, domandandole perché non sia ancora madre e perché non abbia una sua famiglia. Un giorno, poi, fanno irruzione nell'abitazione anche i figli della coppia ospite, in preda a un litigio e uno dei due nella lotta ha la peggio. Da questo istante la coppia non è più in grado di essere padrona della propria casa, invasa, per il volere dell'uomo, dai parenti e amici arrivati per il funerale del ragazzo. La giovane donna riesce comunque a mandarli via e a trovare la giusta intimità con suo marito, tanto da rimanere incinta. Nel frattempo l'uomo, particolarmente ispirato, riesce a produrre il capolavoro letterario della sua carriera, richiamando nella sua casa un sempre maggiore numero di persone.
Mother! è febbrile, ansioso, claustrofobico, angosciante. La capacità di Darren Aronofsky di incollare su chi osserva lo stato di paura e insicurezza provato dalla donna protagonista, interpretata da Jennifer Lawrence, rende la visione di questo film un labirinto senza via d'uscita di tensione e nervosismo. È davvero, però, senza fine questo percorso a spirale? Un termine, una via di fuga sembra esserci ed è la distruzione, la devastazione, l'incendio di tutto al fine di ricostruire, nella speranza che questa volta si possa trovare un po' più di coscienza rispetto a prima. La chiave della rinascita passa proprio dall'essere umano, ma non uno in generale, bensì solo chi ha creduto di poter edificare un qualcosa di buono, giusto, corretto, ossia la donna protagonista. Mother! si regge, infatti, sulla più completa assimilazione tra la giovane madre e la casa e si colloca come il fulcro narrativo del film. Lei sente, percepisce, prova su se stessa la sua abitazione e come in un thriller disseminato di tensione scopre piano piano che al suo interno c'è un cuore che pulsa e si irradia violentemente di sangue come il suo. La giovane donna, quindi, costruisce con pazienza la sua abitazione, curandone i dettagli di tutte le molte stanze. A lei, dunque, è chiesto di dare, dare, dare soprattutto quando deve accettare prima la coppia di ospiti, interpretati da Ed Harris e Michelle Pfeiffer, poi la folla sempre più numerosa di ammiratori del marito, Javier Bardem, che lui stesso accoglie con grande gioia. Questi si dimostrano essere cavallette senza anima, arroganti nel sentirsi padroni e senza scrupoli alla ricerca di un feticcio, di un ricordo del loro scrittore tanto amato. È questa umanità che comporta il crollo della casa e la morte del figlio della coppia, smembrato dai cannibali per consumarlo come un idolo. Lo scrittore, dal canto suo, cerca di limitare i danni, di stare dalla parte della donna o perlomeno le fa credere di amarla e di volere una famiglia con lei. Il successo, però, la hybris, lo devastano e non può e non vuole fermare i suoi ammiratori che vogliono possedere in preda a un delirio febbrile. In ciò risiede la condanna del regista, mostrata in una visione sempre più stretta della devastazione, e al tempo stessa vorticosa, soprattutto nella parte finale, muovendo la macchina con la stessa velocità dell'occhio della donna. Lei osserva terrorizzata e confusa tutti i mali dell'attualità come le faide, le guerre tra fazioni, i discorsi politici, la spettacolarizzazione della crudeltà, messi in scena nella sua abitazione. La fine può arrivare solo con il sacrificio della giovane fenice. Il suo cuore, successivamente, sarà necessario, quindi, alla ricostruzione in un loop in cui Aronofsky sembra condannare l'uomo di oggi: distruzione e costruzione senza cambiamento.

Mother! è, pertanto, una luce che spira nell'oscurità di oggi, un messaggio disperato di cambiamento, la rabbia di un'entità superiore, quella madre generatrice, che vede i suoi figli uccidersi per un nulla. È una pellicola da vivere sulla propria pelle tutta d'un fiato, a cui bisogna lasciare lo spazio di conquista, seppur pecchi in alcuni passaggi narrativi che appaiono troppo facili, come l'immediata percezione della gravidanza della donna o la furia creativa dello scrittore. È, dunque, un Aronofsky di getto, con una grande voglia di comunicare, che plasma Jennifer Lawrence rendendola intensa, credibilmente arrabbiata ed esausta.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3.5

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Davide Parpinel

Del cinema in ogni sua forma d'espressione, in ogni riferimento, in ogni suo modo e tempo, in ogni relazione che intesse con le altri arti e con l'uomo. Di questo vi parlo, a questo voglio avvicinarci per comprendere appieno l'enorme e ancora attuale potere di fascinazione della settima arte.

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