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Personal Shopper - Recensione

Olivier Assayas firma un film dalla narrativa stratificata e complessa, in cui storie e sentimenti abitano e posseggono altre storie e altri sentimenti. Grande libertà e grande cinema premiato per la miglior regia al Festival di Cannes 2016

Ecco approdato anche al London Film Festival 2016 il film Personal Shopper che a Cannes lo scorso maggio ha fatto guadagnare al regista Olivier Assayas qualche fischio in sala ma anche il premio come miglior regista.
Kristen Stewart è la protagonista Maureen e, prima di capire bene chi sia, la troviamo in cerca di spiriti in una grande casa vuota. Maureen infatti è una medium e la casa è l'abitazione dove lei e il fratello gemello sono cresciuti a Parigi. Sta per essere venduta e Maureen disperatamente cerca qualche segno della presenza del fratello che, apprendiamo subito, è morto da non molto per una cardiopatia congenita che anche lei potrebbe avere. Maureen vaga di notte nella grande casa deserta, sussurrando il nome del fratello, disperata per un segnale, in questo inizio raggelante del film. Ma in realtà Maureen normalmente lavora come personal shopper per la modella/fashionista Kyra (Nora von Waldstätten), un impiego che molti le invidierebbero. Guida infatti il suo scooter su e giù per Parigi visitando boutiques d’elite e comprando vestiti, scarpe e gioielli per l’egocentrica modella che è troppo impegnata nelle fashion week in giro per il mondo per poter fare acquisti da sola. Maureen sceglie gli abiti con la sicurezza di conoscere bene i gusti della cliente e ha le chiavi del lussuoso appartamento di Kyra per poter lasciare i numerosi bustoni quando serve. Naturalmente le è proibito provare i vestiti e le scarpe e di conseguenza questo divieto rende il pensiero della trasgressione molto più eccitante.
Maureen è tormentata dal desiderio di contattare il fratello e quando un misterioso stalker comincia a mandarle enigmatici SMS (geniale come monti la tensione solo con una veloce sequenza di messaggi), il pensiero che possa essere un segnale soprannaturale le si insinua nella mente.
Questo film è molto diverso, ma per certi versi anche molto simile, ad un altro film in competizione a Londra, Elle. Entrambi hanno una donna leader e una forte presenza femminile nel cast, entrambi ribaltano la narrativa e soprattutto confondono le aspettative ed entrambi sono molto più godibili se visti senza troppe informazioni e per questo non mi dilungo oltre sulla trama.
Quello che spiazza in Personal Shopper è la fluidità con cui scivola da un genere all’altro, thriller, horror, dramma. Inafferrabile e indefinibile come Maureen che si rispecchia nel fratello, che s’infila nei vestiti non suoi, che vuole essere un’altra persona. Ma quale persona? Chi è veramente Maureen?
Ho trovato molto interessante l’abbinamento del lavoro di personal shopper al suo talento da medium, l’idea che per essere in grado di scegliere per qualcuno si debba in un certo senso possedere, abitare questo qualcuno e il conseguente gioco di specchi di identità scambiate, dubitate, sparite che fa da sottofondo al film.
Sigrid Bouaziz con naturalezza interpreta Lara, la ex fidanzata del fratello di Maureen, il medium narrativo tra i due gemelli, ed è il personaggio più in rilievo dopo Maureen, in questa pellicola con pochi attori ma totalmente posseduta da Kristen Stewart che dà un’ulteriore prova di aver fatto un gran buon lavoro in questi ultimi anni, sia sul piano 'istrionico' che sulla selezione di progetti più interessanti.

Personal Shopper è un film dalla narrativa stratificata e complessa, in cui storie e sentimenti abitano e posseggono altre storie e altri sentimenti, in un circolo di veli che si sovrappongono e si fondono. La regia di Assayas, con spirito libero, vola da un genere all’altro, creando una sensazione e il suo opposto, sicurezza e fragilità in Maureen, paura ed eccitazione, amore e morte. Grande libertà, grande sicurezza, grande cinema.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 4

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Adriana Rosati

Segnata a vita da cinemini di parrocchia e dosi massicce di popcorn, oggi come da bambina, quando si spengono le luci in sala mi preparo a viaggiare.

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