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Widows: Eredità criminale - Recensione (London Film Festival 2018 - Opening Gala)

Da una miniserie televisiva del 1983 Steve McQueen ricava un heist movie al femminile che, pur essendo commerciale e un po' 'piacione' con il pubblico, si avvale di protagoniste che inchiodano l'attenzione per verosimiglianza e naturalezza

Eccoci di nuovo all’apertura dell’edizione 2018 del BFI London Film Festival. Come ogni anno, due film prodotti dall’eccellenza Britannica hanno il compito aprire e chiudere il Festival con due Gala serali. Ad aprire quest’anno è stato Widows - Eredità criminale di Steve McQueen, un film d’azione e rapina, pieno zeppo di talenti: bisogna dire che è stato un piacevole cambio di registro dagli ultimi anni in cui i titoli scelti per l'apertura avevano preso una costante piuttosto melodrammatica.
Per Widows McQueen ha preso una miniserie televisiva di sei episodi del 1983, scritta da Lynda La Plante e di cui da giovane era stato un grande appassionato, e con la collaborazione di Gillian Flynn, autrice di L'amore bugiardo - Gone Girl, l’ha sradicata dall’ambientazione londinese trasformandola in un film di grande effetto sullo sfondo della Chicago contemporanea.
La sequenza iniziale del film è un potente collage di teneri momenti mattutini di coppie, violentemente contrappuntati da un rumoroso inseguimento guardie-ladri che finisce in una spaventosa sparatoria ed esplosione. Subito capiamo che quelle mogli che abbiamo visto nella routine domestica, alla sera sono già vedove. Ma seppur coscienti del fatto che i mariti non fossero dei santi, la vedovanza riserva per queste donne ancora brutte sorprese. Linda (Michelle Rodriguez) scopre che il marito aveva perso al gioco d’azzardo il suo negozio di vestiti che viene ripreso dai creditori lasciandola disoccupata con tre bambini. Alice (Elizabeth Debicki), prima abusata dal marito e ora senza un penny, si fa convincere dalla madre a mettersi online come escort. Ma la sorpresa più scioccante arriva ben presto alla porta del lussuoso appartamento di Veronica (Viola Davis), moglie del capo della gang Harry (Liam Neeson). Jamal Manning è un criminale buttatosi in politica che le rivela che i due milioni di dollari bruciati nell’esplosione della letale rapina erano stati rubati proprio a lui: l'uomo ora si aspetta di averli indietro, tempo un mese. Veronica non ha altra scelta che trovare quei soldi ed essendo venuta in possesso del diario del marito pieno di informazioni e appunti sui 'colpi' passati e futuri, decide di portare a termine una delle rapine programmate sull’agenda. Decide anche di chiedere aiuto alle uniche persone che possono sostenerla perché ugualmente in pericolo: le altre vedove, a cui si aggiungerà l’'esterna' e mamma single Belle (Cynthia Erivo) come autista pronta a tutto. Intanto, sullo sfondo della rapina in preparazione c’è un turbinare di corruzione, razzismo e manipolazione intorno alle incombenti elezioni che vedono coinvolti Manning e il rampollo della dinastia Mulligan, Jack (Colin Farrell, bravo come al solito). Per assicurarsi che il debito venga saldato, Jamal incarica il suo spietato fratello Jatemme (Daniel Kaluuya) di tenere d’occhio Veronica.
Quello del colpo grosso o heist thriller è un genere molto amato dal pubblico che periodicamente propone nuovi cloni. Quando le protagoniste sono donne, quasi sempre purtroppo si vira verso il comico, a sottolineare una improbabilità di genere, o peggio ancora nel glamour. McQueen evita brillantemente di cadere in questi logori modelli e propone un film che pur essendo commerciale e 'piacione' ha delle protagoniste che inchiodano l'attenzione per verosimiglianza e naturalezza.
Le motivazioni della rapina che organizzano sono principalmente necessità disperata e istinto di sopravvivenza e questo le pone un gradino (o più) sopra i personaggi di film come Ocean's 8, per dirne uno. Inoltre, a differenza dal solito, non viene dedicato molto spazio alla preparazione della rapina, con la solita carrellata di errori e défaillance, ma il minutaggio esteso del film (poco più di due ore) viene usato per esplorare e studiare i personaggi che risultano quasi tutti molto ben approfonditi.
Con un tocco decisamente d’autore il regista, alla prima esperienza con un film di genere, ha rivisitato un filone più che sfruttato, imbevendolo del suo stile e delle tematiche che gli sono a cuore, senza però farle diventare predominanti. Razzismo, discriminazione, corruzione restano sullo sfondo, come un mosaico che è parte della vita contemporanea e che ben si assesta nella problematica zona sud di Chicago, dove il film è ambientato. Una città che abbiamo visto spesso sullo sfondo di molti thriller e Widows non aggiunge niente di particolarmente nuovo alla Chicago che conosciamo ma il film vi si inserisce perfettamente. La fotografia di Sean Bobbitt, collaboratore fisso di McQueen, è elegante e 'affilata', e con primissimi piani, immagini riflesse e indirette propone una narrativa desueta e originale. In una scena particolarmente originale e d’effetto una conversazione in un'auto in moto è resa solo con una ripresa del lunotto oscurato, il dialogo solo ascoltato in 'voice over', seguendo la macchina nel suo percorso da un quartiere povero alla ricca casa dei Mulligan. Da menzionare anche il sound design che rende le scene d’azione particolarmente coinvolgenti.
Inutile dire però che un film del genere si regge sulle protagoniste e Viola Davis dà una prova eccezionale. Il film gira intorno a lei e la sua presenza in ogni scena è magnetica e avvincente. L’allampanata Elizabeth Debicki è anche molto brava ed offre un po’ di sollievo comico al dramma, mentre la Rodriguez mostra qualche sfumatura in più in questo ruolo che in quelli che è solita interpretare. Da menzionare anche Daniel Kaluuya (visto in Scappa - Get Out) nel ruolo del raggelante Jatemme.

Widows è indubbiamente un popcorn movie destinato al grande pubblico, ma molto ben confezionato e coinvolgente e che non delude le aspettative di qualità che ormai inevitabilmente accompagnano la firma di Steve McQueen.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3.5

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Adriana Rosati

Segnata a vita da cinemini di parrocchia e dosi massicce di popcorn, oggi come da bambina, quando si spengono le luci in sala mi preparo a viaggiare.

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