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Where Has the Time Gone? - Recensione

Opera corale che riunisce cinque registi provenienti dall'area BRICS, Where Has the Time Gone?  è una riflessione personale affrontata con prospettive diverse sul Tempo e sulla percezione che di esso ha l'individuo calato nella realtà di cinque paesi in rapidissima trasformazione

Nel 2010 i leader dei quattro paesi ad economia maggiormente emergente si riunirono in una associazione prettamente economica che l’anno dopo fu allargata ad un quinto paese: nacque così il BRICS, acronimo che prende origine dalle iniziali dei 5 Paesi (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa). Per ampliare l’unione oltre i confini economici e commerciali, qualche anno fa il gruppo ha intrapreso anche iniziative culturali che favorissero lo scambio tra i Paesi. Da quest’anno anche il Cinema entra a fare parte del BRICS: per il prossimo lustro, un lavoro ogni anno, diretto da registi dei Paesi membri, verrà prodotto per presentare un confronto tra le cinematografie.
Architetto della prima opera, in veste di produttore e di padrone di casa visto che il film è stato presentato nel Festival di Pingyao, da lui creato, Jia Zhangke, uno dei maggiori cineasti viventi. Nasce così Where Has The Time Gone?, opera corale nella quale cinque registi dei paesi aderenti al BRICS hanno diretto un mediometraggio di circa 20 minuti ciascuno: da come lascia chiaramente intendere il titolo il soggetto della pellicola è il Tempo e del rapporto che le esistenze umane degli abitanti in quei Paesi percorsi da tumultuosi cambiamenti hanno con esso.
When the Earth Trembles del brasiliano Walter Salles prende spunto da una tragedia che colpì un piccolo villaggio nello Stato del Minas Gerais, quando nel 2015 una valanga di fango originatasi da un invaso di proprietà di una miniera, spazzò via ogni cosa causando morte e distruzione. Il Tempo qui è il passare dei giorni in attesa che il padre del giovane protagonista ricompaia essendo ufficialmente disperso. Seguiamo i soccorsi, le sistemazioni d’emergenza, poi la ricerca di qualche brandello di quelle che furono le proprie cose, il tentativo di voltare pagina, ma per il piccolo protagonista l’attesa del ritorno del padre diventa un presente che lentamente, ma inesorabilmente, diventa passato.
Breathing del regista russo Alexey Fedorchenko si svolge in un paesaggio che sembra più appartenere ad un fantasy. Distese di ghiaccio e neve, alberi imponenti, un treno che sembra un giocattolo e una giovane coppia dove la gelosia del marito ubriacone, che sospetta un tradimento della moglie col macchinista di quel treno, porta ad una esplosione di violenza durante la quale l’uomo rimane gravemente ferito e incapace di respirare da solo. La moglie, utilizzando una fisarmonica che il marito in un atto di violenza aveva rotto, riesce a tenerlo in vita, costruendo un rudimentale respiratore meccanico: lei che muove la fisarmonica come un mantice, lui che respira solo grazie all’aria insufflata, il tempo che passa nell’attesa dei soccorsi, e la vita dell’uomo nelle mani della donna che con quel grottesco respiratore che emana un suono greve e melanconico decide il tempo della vita e quello della morte.
Mumbai Mist di Madhur Bhandarkar è un lieve racconto di una curiosa amicizia tra un vecchio e un ragazzino di strada, l’unico che sembra avere Tempo da dedicare all’uomo: la famiglia va sempre di corsa e lui non sa come passare il tempo. L’amicizia con questo ragazzino che scomparirà poi misteriosamente, regalerà al vecchio momenti di vitalità e di divertimento. Il Tempo che scorre veloce, quello che non lascia spazio per gesti di affetto verso gli anziani, il Tempo che il ragazzino regala al vecchio prima di sparire.
Still Born del sudafricano Jahmil X.T. Qubeka è un ardito racconto ambientato in un futuro non precisato dove tutto ciò che appartiene al passato viene raccolto analizzato e buttato via. Tutto è scandito dalla freddezza del tempo che scorre: non c’è passato, non c’è memoria, anche gli umanoidi non hanno coscienza del destino che li attende. Uno di essi, Nobomi SX1, trova un orologio e cerca di cambiare il suo destino privo di emozioni e di ricordi, lanciandosi in un sentiero dove il passato si accumula col futuro.
Revive di Jia Zhangke si svolge a Pingyao, una delle città più antiche e meglio conservate della Cina. Qui una coppia di mezza età lavora come figurante per i turisti nella ricostruzione degli splendori del passato della città trasformata in un immenso parco divertimenti. I due sono lavoratori immigrati con una figlia adolescente rimasta in campagna con i nonni. La caduta della politica del figlio unico fa balenare alla mente della donna la possibilità di avere un secondo figlio e dare un nuovo impulso alla vita di coppia. Nella quiete del loro piccolo villaggio ripercorrono la vita comune passata e si rendono conto che il tempo ha rubato loro molto, ma tornare indietro e riprendersi, poco alla volta, quello che è stato loro carpito è forse possibile.
Sono cinque mediometraggi che quindi, in maniera molto personale, si interrogano sulle varie accezioni del Tempo: se il segmento dell’indiano Bhandarkar si impernia su una storia semplice, ricca di sentimento però abbastanza convenzionale e ovvia, quello del sudafricano Qubeka è di certo la storia più originale, per molti versi addirittura ambiziosa, e quella di Salles è il tipico racconto di un regista animato da grande spirito umanistico, sono Fedorchenko con la sua storia dura e fiabesca al tempo stesso, ambientata in quel ventre freddo della Grande Madre Russia, e la riflessione molto personale e dalla forte impronta sociale di Jia che sembra voler richiamare in alcuni passaggi le atmosfere del suo The World, a risultare i due segmenti più belli e significativi.
Il trascorrere del tempo in popolazioni che hanno scoperto la sua importanza nel momento in cui hanno iniziato a correre a perdifiato lasciandosi dietro tutto, percorse da cambiamenti epocali rapidissimi che tanto hanno dato così come molto hanno tolto, è comunque sempre il filo conduttore in tutti e cinque i segmenti del film, trattato ora in modo molto convenzionale, ora in maniera anche coraggiosa ed originale.
L’esperimento fortemente voluto da Jia Zhangke e caldeggiato dal BRICS può dirsi sicuramente riuscito e lascia anche piacevolmente sorpresi che una organizzazione di natura prettamente politico-economica abbia sentito l’esigenza di favorire un confronto culturale proprio sul campo cinematografico dove i linguaggi appartenenti alle realtà culturali e sociali tra i cinque Paesi possono essere anche molto diversi, ed il film questo riesce a dimostrarlo in maniera netta.

Nello specifico il tema trattato, quello del Tempo, è uno dei grandi totem narrativi del cinema: Where Has The Time Gone? ha il pregio di proporci la prospettiva sul tema da parte di registi che si fanno portavoce di una larga parte della popolazione mondiale che di fronte al vorticoso turbinio di cambiamenti di cui è stata ed è tuttora testimone ha forse anche cambiato la sua concezione e la percezione del Tempo stesso, nello stesso modo in cui potrebbe avvenire salendo su un'avveniristica macchina del tempo.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3.5

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Massimo Volpe

"Ma tu sei un critico cinematografico?" "No, io metto solo nero su bianco i miei sproloqui cinematografici, per non dimenticarli".

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