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Better Days - Recensione (Far East Film Festival 2020)

Derek Tsang torna ad affrontare il tema dell'adolescenza e del passaggio alla vita adulta, arricchendolo però della terribile prospettiva del bullismo nelle scuole (e non solo). Grande successo di critica per un lavoro che avrebbe potuto essere ancora di qualità superiore se nel finale non avesse perso lo smalto migliore. Vincitore di nove premi ai 39esimi Hong Kong Film Awards e del Gelso d'oro al Far East Film Festival 2020

Better Days del regista figlio d’arte di Hong Kong Derek Tsang è stato uno dei lavori più lodati soprattutto dalla critica asiatica a dar credito alla lunga lista di riconoscimenti ricevuti tra festival e associazioni di critici di vario tipo. Il motivo, oltre a risiedere in indubbi pregi che la pellicola ha, è soprattutto legato alla tematica che tratta, quella del bullismo scolastico, ma forse sarebbe da dire della società in genere, che anche in Cina viene vissuto come una preoccupante piaga sociale cui il governo sta tentando di porre un freno con numerose iniziative, come diligentemente ci informano, in maniera fin troppo rassicurante, i titoli di coda.
Il film che presenta una sua circolarità temporale ben esplicitata dalla breve scena iniziale che ritroveremo sul finale, racconta la storia di Chen Nian, una adolescente impegnatissima nello studio visto che il Gaokao (il temibilissimo e selettivo esame nazionale per accedere alle università più prestigiose) è alle porte. L’unica compagna con cui Chen Nian aveva un minimo di rapporto muore suicida nel cortile della scuola sopraffatta dal bullismo delle sue compagne teppiste. In virtù della conoscenza seppur superficiale della ragazza morta, Chen Nian viene interrogata dalla polizia e questo scatena la furia delle bullette che non vedevano l’ora di trovare un altro bersaglio alle loro malefatte. Diventata bersaglio di atti di bullismo, Chen Nian cerca di tirare avanti come può, sobbarcandosi anche la preoccupazione per una madre che cerca di sbarcare il lunario, anche con mezzi truffaldini, pur di poter assicurare alla figlia la possibilità di studiare. Ma sarà soprattutto l’incontro casuale con un teppistello di strada, Xiao Bei - tanto per cambiare pestato a sangue da una banda di delinquenti - che cambierà la sua vita per sempre: il ragazzo diventerà il suo guardaspalle in uno strano rapporto di mutua assistenza e lei diventa quella che cura le sue ferite, come non ha mai fatto nessuno.
Il finale che si tinge di thriller e che vede i due finalmente sentirsi legati anche da un sentimento forte, scivola poi nel melodramma e nel racconto morale dove sacrificio, amore e vendetta che diventa voglia di rivalsa anzitutto sociale si fondono insieme.
Derek Tsang, figlio del grande Eric, tra i più rappresentativi attori del cinema di Hong Kong, anche in questa sua seconda opera come regista, dopo svariate prove come co-regista, affronta il tema della adolescenza e del passaggio alla vita adulta attraverso la carriera scolastica e le scelte compiute. Anche Soulmate riscosse un ragguardevole successo che con Better Days viene bissato. L’aver scelto una tematica tanto forte quanto abusata nel cinema contemporaneo è indice di grande maturità da parte del regista, soprattutto in considerazione che nel suo complesso la pellicola non scade mai nel drammatico gratuito o nella ricerca affannosa delle situazioni da lacrima facile: il tema del bullismo viene affrontato in maniera decisa ma senza fronzoli, concentrandosi soprattutto sulle conseguenze che questo può avere sulla protagonista, sulla sua crescita interiore e sul suo difficile rapporto col mondo esterno. Infatti se è vero che Chen Nian è silenziosa, ombrosa, poco incline al cameratismo, è anche vero però che la ragazza ha un background famigliare che ne fa il bersaglio preferito dei bulli, anche grazie al mondo social, qui un po’ troppo enfatizzato anche perché i fatti si svolgono nel 2011, epoca in cui, dati alla mano, lo smartphone in Cina non era per nulla così diffuso, un piccolo particolare questo che però stona in un impianto per il resto abbastanza solido.
Ci sono una serie di tematiche che si affacciano in continuazione nel film: il passaggio dalla adolescenza alla vita adulta, rappresentato dalla fine della scuola e l’inizio della carriera universitaria con tutte le incertezze e le paure che si porta dietro; l’importanza di poter accedere ad una università prestigiosa come lasciapassare per un futuro brillante che alimenta però l’individualismo e la competitività sfrenata; una certa tendenza alla retorica della competitività appunto attraverso la quale ogni atto compiuto dai giovani deve esser vissuto come una battaglia all’ultimo sangue per affermare se stessi; il parallelo tra Chen Nian e Xiao Bei, studiosa e brava ragazza lei, teppista ignorante lui, espressioni però dello stesso disagio e dello stesso fallimento famigliare, inserito in un panorama urbano (le riprese sono state effettuate a Chongqing) fatto di freddi grattacieli, autostrade, viadotti, edifici in rovina che accentuano la sensazione di abbandono e di degrado.
Quando nella parte finale Better Days si affida maggiormente ai toni da melodramma, lo spirito hongkonghese di Derek Tsang viene inevitabilmente fuori, con tutta l’enfasi che quel genere possiede e che in parte stona con la complessità e la totalità della pellicola.

Nel complesso Better Days è lavoro apprezzabile ma che avrebbe potuto essere veramente e finalmente qualcosa di diverso rispetto ai tanti lavori a tema simile, troppo inclini a sottomettere le tematiche alle finalità narrative; soprattutto la seconda parte con quell’ondeggiare tra thriller, racconto morale e melodramma fa perdere un po’ di smalto.
I due interpreti principali sono un altro tassello della buona riuscita del film: Zhou Dongyu funge da autentico catalizzatore con la sua capacità di essere credibilissima, nella paura e nella tenacia, e Jackson Yee, idolo dei teenager cinesi per la sua attività di cantante, riesce a dare il giusto tocco di umanità e di disperazione nascosta al suo personaggio.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3

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  Trailer del film


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Video

Massimo Volpe

"Ma tu sei un critico cinematografico?" "No, io metto solo nero su bianco i miei sproloqui cinematografici, per non dimenticarli".

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