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The Priestess Walks Alone - Recensione (Chinese Visual Festival 2017)

Tre generazioni di donne alle prese con sessualità, identità, famiglia, appartenenza, passato e presente: The Priestess Walks Alone è un documentario incredibilmente coraggioso e spontaneo, premiato al Chinese Visual Festival 2017

Vincitore del Chinese Visual Festival 2017 è The Priestess Walks Alone, un film della regista taiwanese Huang Hui-chen che ci ricorda quanta forza e bellezza possa esserci in quel potente strumento catartico che è il cinema.
Parte della sezione Cinema Comrade che da tre anni è inclusa nel programma del Chinese Visual Festival e che dà spazio al cinema LGBT di lingua cinese, The Priestess Walks Alone è un documentario incredibilmente coraggioso e spontaneo.
Il film segue Anu, la madre della regista, una sacerdotessa di riti funerari taoisti, madre single di due figlie e omosessuale. Anu si sposa negli Anni '70, non per amore ma per intervento di un parente, come si usava un tempo. Il marito è un violento e un bevitore che sperpera nel gioco d’azzardo tutto ciò che Anu guadagna. L'uomo la tiene a sé solo con la paura, finché un giorno Anu scappa con le figlie e si ricostruisce una vita da sola. Le difficoltà economiche sono tante e le due ragazze non possono frequentare la scuola perché devono aiutare la madre e lavorare nella sua piccola impresa di funerali. Questo è il passato di Anu e Huang e la premessa del film, ma vorrei aggiungere che la regista ha poi imparato a leggere e scrivere da fumetti e TV e ben presto ha cominciato a dedicarsi all’attivismo sociale e alla regia fino ad approdare ad un film prodotto e incoraggiato da Hou Hsiao-hsien. La sua è una storia di incredibile determinazione.
Anu è una sacerdotessa taoista che nelle cerimonie funebri adempie la pratica del Soul Guiding, ovvero guida l’anima del defunto e l’aiuta a lasciar andare il passato e a trovare la liberazione e il Nirvana … Un ruolo importante che ricopre con impegno ma per una triste ironia, nella vita privata Anu non è riuscita a liberarsi dai suoi demoni e la sua vita nel presente è tormentata dai ricordi di un passato doloroso. Allo stesso modo la regista ha un segreto e mille domande che non ha mai posto alla madre e cova un risentimento per una fanciullezza 'normale' che la madre le ha negato. Ed è qui che attraverso il dialogo e l’introspezione la regista tenta di gettare un ponte tra di loro e inizia un processo di guarigione a lungo dovuto, aspirando ad un Nirvana terreno e presente. La regista, che ha partecipato ad un Q&A via Skype dopo la proiezione, ha detto di non aver trovato il coraggio di fare il suo film per molti anni e solo dopo essere diventata madre a sua volta ha sentito con forza che era il momento di aprire il dialogo.
Come la cerimonia di guida dell’anima, The Priestess Walks Alone è diviso in capitoli i cui titoli richiamano l’esperienza religiosa rituale. Convocazione, esorcismo, redenzione. È stato proprio Hou Hsiao-hsien ad spronarla a mantenere questo riferimento religioso che manca in una versione del film un po’ più lunga e meno 'festivaliera' intitolata Small Talk.
Il documentario bilancia i dolorosi dialoghi tra madre e figlia con toni leggeri e divertenti ed esplora l’universo che circonda Anu. Le sue fidanzate, passate e presenti, rivelano l’aspetto rubacuori e generoso di Anu. I fratelli e la famiglia che per anni hanno fatto finta di non vedere l’ovvio, incarnano l’ipocrisia e il pregiudizio che finalmente si sta sgretolando grazie alle nipoti, ora collaboratrici della nonna nelle cerimonie, e che danno voce ad una visione di gender spigliata, onesta e contemporanea.
È un’occasione per documentare tre generazioni di donne alle prese con sessualità, identità, famiglia e appartenenza e confrontare passato e presente.

The Priestess Walks Alone è un film intimo e personale, ma riesce ad essere allo stesso tempo universale ed estremamente toccante. Un film forte e trasparente, come il vento che spazza l’erba alta e verdissima di Taiwan nelle scene finali. Bellissimo, da non perdere.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 4

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Video

Adriana Rosati

Segnata a vita da cinemini di parrocchia e dosi massicce di popcorn, oggi come da bambina, quando si spengono le luci in sala mi preparo a viaggiare.

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