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Die Beautiful - Recensione

Die Beautiful - 2017 - Jun LanaDopo il successo al Tokyo Film Festival arriva al Far East Die Beautiful, la dramedy del regista filippino Jun Lana. Un’opera intensa sulla sessualità e l’identità di genere, che affronta con disarmante ironia e vitale leggerezza il tema del pregiudizio e dell’emarginazione, fornendo una potente riflessione sulla discriminazione

La transgender Trisha (Paolo Ballesteros) muore improvvisamente durante la sua incoronazione a un concorso di bellezza. Il suo ultimo desiderio è quello di apparire ogni notte come una celebrità diversa durante la sua veglia funebre, ma il padre (Joel Torre), che non ha mai accettato il suo stile di vita e ha troncato con lei ogni rapporto, è invece deciso a seppellirla con il suo vero nome: quello del suo figlio ripudiato, Patrick. Per rispettare le volontà di Trisha, un gruppo sgangherato e variopinto di amici trafuga il corpo e organizza la bizzarra cerimonia. Sarà l’occasione per rievocare gli episodi tragicomici di un’esistenza segnata dal pregiudizio e dalla sofferenza, ma condotta con caparbia dignità e orgogliosa esuberanza.
Die Beautiful sbarca al Far East di Udine dopo i riconoscimenti ottenuti al Tokyo Film Festival: un Audience Award come miglior film e un premio per l’interpretazione di Paolo Ballesteros. Questi due aspetti sintetizzano bene i punti di forza della pellicola, ovvero la robusta prova recitativa del protagonista e l’intensità di una storia in grado di far subito presa sul pubblico. Tratta da un soggetto dello stesso Jun Lana, la sceneggiatura si contraddistingue per la grande carica umana con cui sono caratterizzati tutti i personaggi, rappresentati nelle loro debolezze e fragilità con sensibilità e partecipazione. L’autore è abile nel superare il concetto di identità di genere, portando alla luce tutte le molteplici sfaccettature della personalità di Trisha: dal suo rapporto con la famiglia alla sua responsabilità di madre, dal ruolo di amante occasionale a quello di compagna romantica, da reginetta di concorsi di bellezza ad amica fedele. Questa moltiplicazione dei punti di vista procede parallelamente a livello narrativo attraverso l’alternanza dei piani del racconto, in cui l’uso mirato dei flashback altera in maniera inaspettata ed efficace la continuità temporale, anche grazie al buon lavoro di montaggio di Benjamin Gonzales Tolentino. L’accumulazione di spunti, trame secondarie e riferimenti non sempre trova un pieno sviluppo, lasciando la sensazione che diversi elementi facciano fatica a raggiungere una piena compiutezza. Alcuni passaggi appaiono poi forzati nel tentativo di riannodare le fila di un passato segnato da eventi drammatici, i cui effetti si ripercuotono ancora, a distanza di anni, sui protagonisti. Nonostante queste imperfezioni, però, le vicende non perdono mai spessore o autenticità, anche all'interno della stravaganza surreale del contesto e della messa in scena. A questo contribuisce anche la convincente prova del cast, in cui figurano attori di grande esperienza come Joel Torre e Lou Veloso.
Jun Lana è bravo a evitare la facile retorica, superando cliché e trappole emotive, soprattutto per quanto riguarda la descrizione dei complessi legami affettivi e familiari dei personaggi. L’uso ricorrente all’ironia e alla battuta dissacrante alleggeriscono anche i momenti più tesi, senza per questo ridurne l’impatto sullo schermo. Tutto è reso con grande naturalezza, tenendo a debita distanza i sentimentalismi e rinunciando a un finale eccessivamente consolatorio.

Die Beautiful è un’opera di grande forza comunicativa, capace di raccontare con genuina sincerità una storia che racchiude nella sua eccentricità un affresco complesso della nostra società. Una pellicola preziosa per riflettere su temi importanti come il pregiudizio e la discriminazione, che affronta argomenti tristi e dolorosi con ironia e sensibilità, rivelando una ricchezza e una carica umana ammirevoli.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3.5

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Simone Tricarico

Pensieri sparsi di un amante della Settima Arte, che si limita a constatare come il vero Cinema sia integrale riproduzione dell’irriproducibile.

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