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Crosscurrent - Recensione (Chinese Visual Festival 2017)

Yang Chao ci porta in un viaggio a ritroso sul Fiume Azzurro: carico di Storia, ricordi, buddismo, paesaggi e stati d’animo, Crosscurrent è un film ipnotico ma un po' ermetico a cui bisogna lasciarsi andare trascinati dalla corrente

Il Chinese Visual Festival 2017 ha presentato in anteprima nazionale il film Crosscurrent, del regista Yang Chao, realizzato con il supporto di varie associazioni di cinema, tra cui Cannes e Fonds Sud Cinéma, e che ha vinto al Festival di Berlino 2016 il premio per il migliore contributo artistico.
Gao Chun (Qin Hao) dopo la morte del padre prende il comando del piccolo cargo di famiglia e si imbarca in un viaggio a ritroso sul Fiume Azzurro, da Shanghai, la sua foce, verso l’interno della Cina, trasportando un carico misterioso per conto di un losco committente. Ad accompagnarlo il vecchio zio Xiang e l’aiutante Wusheng. Nel ventre dell’arrugginito e scricchiolante vascello ci sono anche un pesce nero che secondo la tradizione simboleggia il lutto di Chun e un misterioso libro di poemi che l'uomo trova vicino ai motori, in cui ogni poema è legato ad una città-porto lungo la sinuosa traccia del fiume. Chun all’inizio del viaggio si imbarca anche in una storia sentimentale con An Lu (Xin Zhi Lei), una donna tanto bella quanto misteriosa con cui si lascia e ricongiunge ad ogni tappa del suo viaggio, che corrisponde alle tappe sulla mappa dei poemi. An Lu (che in cinese vuol dire Terra Sicura) prende diverse identità in ogni incontro, una prostituta, una monaca, un’eremita, e man mano che il viaggio procede verso le sorgenti del Fiume Azzurro diventa sempre più giovane come se la sua anima fosse quella del fiume. Il viaggio sentimentale e geografico avrà un momento catartico una volta passata la diga delle Tre Gole e raggiunto lo spettacolare bacino che simboleggia un mastodontico intervento umano sulla natura e la conseguente rilocazione di quasi un milione e mezzo di persone. Un luogo violentato e pieno di fantasmi del passato, dove si aprirà una specie di portale tra passato e presente e i due protagonisti si incroceranno un’ultima volta per poi dirigersi verso un futuro in direzioni opposte.
Il maestoso Fiume Azzurro (Yangtze), uno dei più lunghi della Terra, ha un valore storico, sociale e artistico di grande rilevanza nella storia cinese e Yang Chao ne fa lo scheletro portante della sua malinconica odissea poetica e metaforica che, come il fiume, segue una narrativa non lineare e piuttosto oscura a tratti. Ma è inutile cercare di razionalizzare questa narrazione che è carica di Storia, ricordi, buddismo, geografia e stati d’animo. Crosscurrent è un film a cui bisogna lasciarsi andare trascinati dalla corrente. Questo epico viaggio nella memoria e nella geografia, parte finzione e parte documentario, è un’opera ambiziosa che a volte si compiace un po’ della sua stessa ermeticità, facendo sentire lo spettatore escluso, in alcuni passaggi, dal percorso del regista, ma l’esperienza visiva rende impossibile rimanere frustrati.
Per la sua natura emozionale, tutto ciò che nel film è pensato per colpire i nostri sensi è particolarmente importante e qui i suoni e la fotografia del maestro Mark Lee Ping Bin (collaboratore di Wong Kar Wai e Hou Hsiao-hsien) giocano un ruolo evocativo fondamentale. Il fiume è visivamente raccontato con infinite sfumature di grigio-azzurro e maestosi campi visivi illimitati, girati in pellicola e quasi esclusivamente con luce naturale. La scena in cui il natante passa le chiuse che lo immetterà nel bacino delle Tre Gole è un'incredibile esperienza sensoriale di scricchiolii, gocciolii e maestosi portali metallici che richiamano alla memoria astronavi cargo che solcano lo spazio (pare che Yang Chao sia un fan della fantascienza).

La curatrice del festival Xie Jingjing ha raccontato un aneddoto interessante, prima della visione. Durante la lavorazione del film che ha preso svariati anni nelle sue fasi (10 in totale), la Kodak ha interrotto e terminato la produzione di pellicola cinematografica e conseguentemente i laboratori di sviluppo hanno cominciato a chiudere. Gli ultimi metri di pellicola del film sono stati sviluppati pochi giorni prima della chiusura dell’ultimo laboratorio rimasto aperto, rendendo Crosscurrent con molta probabilità l’ultimo film cinese in pellicola. Una corsa a ritroso con il tempo che ha un’inquietante affinità con l’opera.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3.5

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Adriana Rosati

Segnata a vita da cinemini di parrocchia e dosi massicce di popcorn, oggi come da bambina, quando si spengono le luci in sala mi preparo a viaggiare.

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