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Mon Mon Mon Monsters - Recensione

Giddens Ko firma una classica allegoria dei problemi adolescenziali, ma lo fa in modo straordinariamente sfacciato e irriverente

High school e horror è un connubio che non sorprende per novità. L’orrore e l’ansia di un cambiamento radicale del nostro corpo e delle nostre dinamiche sociali durante l’adolescenza è stato sempre un veicolo di narrazioni inquietanti. Dalla saga di Whispering Corridors a Suicide Club, Death Bell, Battle Royal per citarne sono alcuni tra gli asiatici. Anche nell’ambito dello stesso Far East Film Festival 19 era presente il thailandese Siam Square a rappresentare la categoria con poca originalità. Mon Mon Mon Monsters, del regista taiwanese Giddens Ko, non si esime dall’allegoria dei problemi adolescenziali, ma lo fa in modo straordinariamente sfacciato e irriverente rendendolo uno dei film più originali visti quest’anno al FEFF.
Un breve prologo/flash dove un barbone viene velocemente afferrato e spolpato da mani mostruose in un buio edificio abbandonato, introduce immediatamente l’atmosfera da tipico horror. Intanto in una classe urlante troviamo Lin Shu-wei (Deng Yukai), timido studente introverso, che è stato letteralmente messo alla gogna e accusato di aver rubato la cassa scolastica. Naturalmente Lin è innocente ed è stato come al solito messo in mezzo dal gruppetto dei 3 ganzi della classe, capitanati dal bel Ren-hao (Cai Fan-xi), sfacciato, sguaiato e dal sorriso marpione. Né la classe, né l’insegnate Ms. Li (Carolyn Chen) sembrano però meno crudeli, una intenta a lapidare con pallette di carta il malcapitato, l’altra più preoccupata ad assicurarsi che le pallette non la colpiscano (in una delle più acute gag del film). Ms. Li infatti, oltre ad essere un’estremista buddista (altra sottile assurdità) è anche lei vittima del carisma di Ren-Hao e ha la bella idea di mandare Lin Shu-wei insieme al gruppetto dei bulli a fare il turno di servizi sociali, a distribuire pasti agli anziani indigenti di un sudicio e buio condominio. Il caso vuole che i quattro si imbattano improvvisamente in due creature mostruose e ferali e riescano a catturarne la più piccola (Lin Pei-hsin). Ora la vittima dei ragazzi è il mostriciattolo, incatenato e torturato e Lin Shu-wei ben presto comincia a compiacersi di non essere più il centro dello scherno e si unisce agli altri nel gioco crudele, assuefacendosi al gusto del potere. La sorella maggiore del mostriciattolo (Eugenie Liu), disperata per la perdita, esce allo scoperto e comincia una vendicativa carneficina di studenti di liceo, alla ricerca della sorellina.
Il regista, con intelligenza e maturità, ci fa venire una gran confusione di sentimenti, simpatia, repulsione, scorno, frustrazione, spingendoci inevitabilmente per tifare per i poveri mostri, uniche oneste e decenti figure di questa storia. Le due, infatti, pur essendo creature cannibali e vampiresche, hanno un’etica e delle regole sociali che le rendono 'umanamente' superiori agli sciagurati teppisti. Se qualche volta viene da chiudere gli occhi o arricciare il naso, non è per un banchetto di carne umana, bensì per qualche grottesca situazione creata dai ragazzi.
Ko ha misuratamente lasciato fuori dal film tutti gli adulti significativi per i ragazzi, stringendo il fuoco sulla loro cattiveria. Il film è cupo e nichilista e i sentimenti altalenanti del protagonista ci ricordano come violenza genera violenza e come chi ha subito violenza molto probabilmente diventerà un violento a sua volta. Una maledizione peggiore di quella che ha creato i mostri e a cui il tormentato Lin Shu-wei cercherà di sfuggire con un gran finale catartico, ma estremo e doloroso e che lascia solo una briciola di speranza.

Bisogna aggiungere che Mon Mon Mon Monsters, oltre ad essere originale, coraggioso e provocatorio, è anche molto ben confezionato. Fotografia, editing e il 'beat' sono in sincronia totale con la storia: veloci, 'freschi' e sfacciati. Quello che accade sul bus scolastico e come viene narrato, è una delle migliori scene di genere viste ultimamente.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3.5

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Adriana Rosati

Segnata a vita da cinemini di parrocchia e dosi massicce di popcorn, oggi come da bambina, quando si spengono le luci in sala mi preparo a viaggiare.

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