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The Taking of Tiger Mountain - Recensione

Una immagine di The Taking of Tiger Mountain, film di Tsui HarkTerzo lavoro in 3D del grande Maestro di Hong Kong: The Taking of Tiger Mountain spinge la ricerca sperimentale visiva di Tsui Hark ai livelli più estremi in un vivace turbinio di generi e stili

Il percorso stilistico sperimentale di Tsui Hark si avvale per la terza volta consecutiva del 3D, ultimo sentiero intrapreso dal Maestro del cinema di Hong Kong: The Taking of Tiger Mountain, avvalendosi di cospicui sforzi produttivi provenienti dalla Cina continentale, è opera che ben si integra dal punto di vista della ricerca visiva sia con The Flying Swords of Dragon Gate che con Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon, mostrando in maniera quasi scolastica come il 3D al servizio di una sceneggiatura valida possa diventare veramente qualcosa che va ad infrangere le ultime barriere dell'immaginifico visuale nel Cinema moderno.
Ispirato ad un romanzo degli Anni '50 di Qu Bo ambientato nel primissimo dopoguerra in piena Guerra Civile, il film di Tsui Hark narra un episodio, tra il reale e il fittizio, che vide protagonista un personaggio realmente esistito, Yang Zirong, della offensiva lanciata dall'Armata di Liberazione Popolare nel Nord Est del Paese contro il banditismo, prezzolato a sua volta dai nazionalisti, che flagellava la regione e che aveva negli eredi dei Signori della Guerra dei primi anni della Repubblica i suoi efferati protagonisti.
Una piccola pattuglia dell'esercito cinese si stanzia in un villaggio più volte devastato dalle scorrerie banditesche con l'intento di lanciare l'assalto definitivo al sancta sanctorum di Lord Hawk, il temuto capo brigante della regione ritiratosi in cima ad una montagna in un bunker-castello abbandonato dai Giapponesi in fuga alla fine della guerra e forte di un esercito personale di più di mille uomini. Per dare l'assalto alla fortezza, il capitano della compagnia escogita di infiltrare tra i banditi qualcuno che funga da cavallo di Troia e la scelta ricade su Yang, misterioso personaggio proveniente dall'ambiente politico e unitosi alla compagnia da poco.
Nel frattempo, all'interno della storia, prendono corpo altri personaggi di cui iniziamo a conoscere il loro passato: il ragazzino rimasto solo perché la madre vive ormai come ostaggio nella reggia dei banditi, un'audace e intraprendete infermiera, una serie di paesani pronti a difendere coi denti il loro villaggio. Chiarissimo soffia in più momenti il vento che arriva dritto da I sette samurai laddove lo sparuto manipolo di soldati difende il villaggio dalle scorrerie dei ladroni, così come espliciti sono gli omaggi sia all'opera pechinese ispirata anch'essa al romanzo, una delle pochissime autorizzate dalla Rivoluzione Culturale, sia al film del 1970 diretto da Xie Tieli dal titolo omonimo.
Attraverso un'armoniosa fusione di generi, che da sempre riflette la visione cinematografica di Tsui Hark, epica e dramma, storia e fantasy danno vita ad un lavoro spettacolare, diretto in maniera magistrale, tavolozza bianca sulla quale il regista, sfruttando il paesaggio perennemente innevato, muove i suoi colori e i suoi personaggi vivacissimi; soprattutto quando si entra nel bunker di Lord Hawk sembra di calarsi di colpo in un fantasy senza epoca tra briganti spesso al limite delle fattezze umane e atmosfere in cui ti aspetti la comparsa repentina di qualche creatura mitologica.
E' proprio questo l' aspetto, che è al tempo stesso il marchio di fabbrica di Tsui Hark nonché il suo campo prediletto per la sperimentazione, che fa di The Taking of Tiger Mountain un lavoro solido e a tratti scintillante, nel quale c'è spazio per la rilettura storica e per l'orgoglio nazionalistico, per l'eroismo ed il sacrificio, ma anche per la spettacolarità di un kolossal che ancora si aggrappa strenuamente al gusto cinese e non cede alla deriva hollywoodiana e per una ironia sottile quale quella che suscitano le scene di assalti su pionieristici sci, con tanto di acrobazie, quasi si fosse nel bel mezzo di uno spettacolo sulla neve.
Il gusto dell'eccesso con cui poi vengono tratteggiati i banditi, a fronte di una rigorosa convenzionalità dei militari, raggiunge quasi livelli di parossismo, a partire da Lord Hawk, un irriconoscibile e straordinario Tony Leung Ka Fai, che ci lanciano in atmosfere da puro fantasy.
Il paio di difetti che il film ha, il prologo e l'epilogo ambientato ai giorni nostri che poco convince, la scena con la tigre che troppo somiglia ad un cartoon, e la scelta di presentarci addirittura un finale alternativo frutto della fantasia giovanile che può lasciare un attimo interdetti, non scalfiscono il valore dell'opera che per certi aspetti risulta superiore persino alle sottili e intelligenti trame che animano il dittico Detective Dee.

Di certo Tsui Hark conferma la sua genialità ed esplora con sempre più convinzione quelle strade del 3D che possono arricchire da tutti i punti di vista l'opera cinematografica del XXI secolo.


Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 4

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Massimo Volpe

"Ma tu sei un critico cinematografico?" "No, io metto solo nero su bianco i miei sproloqui cinematografici, per non dimenticarli".

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